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Alfonsina Storni (1892 - 1938)

Di Alfonsina Storni, poeta argentina di origini ticinesi (nata a Sala Capriasca nel 1892, morta di cancro, suicida nel mare, a Mar del Plata nel 1938) ha scritto ampiamente Monica Pavani in "Leggere Donna" (n. 70 sett-ott. 1998), in occasione dell'uscita del volume di poesia Ultratelefono (Noubs, Chieti 1997, curato e tradotto da Pina Allegrini). L'occasione per riparlarne la offre oggi non un nuovo libro, ma la sesta edizione (rinnovata editorialmente e ora in libreria anche in Italia) dei Poemas de amor (Casagrande, Bellinzona 1988). Una strana straordinaria storia per un piccolo libro, a suo tempo (1926) e anche dopo, ignorato dai più, diventato dopo quasi un secolo dalla sua composizione, un vero best-seller. Alfonsina Storni era la prima a non credere in questo suo testo, al quale premetteva: "Queste poesie sono semplici espressioni di momenti d'amore, scritte in pochi giorni, già da qualche tempo. Un così piccolo libro non è dunque opera letteraria né pretende diventarlo... Appena osa essere una delle tante lacrime cadute da occhi umani". Dunque sono le lacrime a non passare di moda? O è l'amore, che a volte fa piangere, a volte è straordinario, a non passare di moda? Forse si spiega così il successo del libro? Fatto sta che in alcuni villaggi del canton Ticino ai novelli sposi viene donato il libro di Alfonsina Storni, e il sindaco durante la cerimonia, legge uno dei Poemas. Dicono in paese che di solito la sposa si scioglie in lacrime, e lo sposo si commuove fin quasi... Che i Poemas tocchino corde e svincolino emozioni è certo. Ma un'opera d'arte che commuove fino alle lacrime, diceva un notissimo e antico critico d'arte, nuoce all'opera perché annebbia la vista... In questo caso non si direbbe. Alfonsina, ragazza romantica che sognava di fare l'attrice... non era una donna romantica, e chi si aspetta un testo lacrimoso si sbaglia. Amo e sento il desiderio di fare qualcosa di straordinario. Non so che cosa sia. Ma è un desiderio incontenibile di fare qualcosa di straordinario. Perché amo, mi domando, se non per fare qualcosa di grande, di nuovo, di ignoto? (p. 91). Alfonsina è stata una donna del popolo, una maestra ragazza-madre, una socialista, è diventata una star della poesia latino-americana, nota anche in Europa dove ha tenuto conferenze, tradotta in francese e in italiano, una donna pubblica, una femminista che si è battuta per i diritti delle donne, una donna ultramoderna (così amava definirsi lei, che ha scelto di vivere senza balaustra e di morire nel mare). Alfonsina come tutte le donne (e gli uomini?) si è innamorata, ma non si è mai sposata, rompendo gli schemi di una società strettamente patriarcale, ha cresciuto da sola l'unico suo figlio, Alejandro, nato quando lei aveva vent'anni. Per non morire ha cominciato a scrivere, di sé e dell'amore, perché era ciò di cui sapeva a quell'età. Della vita, della sua città e del mondo poi. La sua opera completa, che Delfina Muschietti, sta pubblicando attualmente a Buenos Aires (città dove Alfonsina ha vissuto e lavorato) è giunta al primo volume: sono 740 pagine (Alfonsina Storni, Poesía, ensayo, periodismo, teatro, Losada, Buenos Aires 1999). Alfonsina non è qualche lacrima, è un limpido torrente, un dirompente fiume, forse è un mare di verità. O forse è la verità che sta tra il cuore e la mente ad essere straordinaria e obliqua, e che cammina nella direzione del tempo?

Un altro meriggio presso il fiume che volge al mare, il tuo capo sul mio grembo, immaginavamo che la terra fosse una nave in movimento, che si apriva nello spazio una via sconosciuta. Smarrita la rotta abituale, seguiva a capriccio la nostra volontà e serpeggiando si allontanava sempre più dal sole, verso uno dei margini dell'Universo. Gli occhi socchiusi, aspirando il fresco alito del giugno novello, ci sentivamo sciolti da ogni legame, creatori del Cammino, della Direzione e del Tempo (p. 173).

Nota: per le studiose e interessate all'opera e alla vita di Alfonsina Storni segnalo che presso la Biblioteca cantonale di Lugano (Svizzera) esiste un ricco e documentato Archivio Alfonsina Storni (dono del suo primo traduttore italiano Angelo Zanon Dal Bo).

pubblicato in "Leggere Donna", n. 99, luglio-agosto 2002